Il teatrino della politica | TDP

spettacolari burattini parlanti

Prodi “dimentica” la tessera Pd: verso l’abbandono del partito?

romano-prodi-16-05-2013Dopo lo scherzetto della non elezione a Presidente della Repubblica, Romano Prodi deve essere ancora furente con il suo partito.

Così oggi sul Corriere Francesco Alberti (qui):

«Le ho qui da tempo le tessere 2013 di Romano Prodi e della moglie Flavia. No, non è ancora venuto nessuno a ritirarle. Sento dire che il Professore starebbe meditando di non rinnovare l’iscrizione al Pd: condivido pienamente, dopo l’agguato che gli hanno tirato sul Quirinale…». Non è lo sfogo di un militante qualsiasi. E non è nemmeno uno sfogo. È il ragionamento, tra rabbia, amarezza e un insopportabile senso di impotenza, della coordinatrice del circolo dei Democratici dove è iscritta metà della famiglia Prodi (l’ex premier, la moglie Flavia, il figlio Giorgio).

Se, come è vero, Prodi ha recentemente dichiarato che “la spinta al suicidio di questo partito non ha limiti“, c’è da credere alle voci che prevedono un’inevitabile rottura. L’abbandono del Pd per Romano potrebbe essere imminente e, per molti versi, una vera liberazione.

E poi? Prodi tornerà a girovagare per l’Africa o vorrà testare nuovamente le sue capacità politiche, magari con altra formazione? Dubitiamo ne abbia la voglia, ma mai dire mai…

Buon divertimento!

Ecco le stanze del Bunga Bunga

Bunga BungaMentre oggi va in scena la requisitoria del pm Boccassini contro Silvio Berlusconi, che accusa “ad Arcore un sistema prostitutivo”, Canale 5 nelle scorse ore ha mostrato in esclusiva le stanze dove avveniva il cosiddetto (e per alcuni presunto) Bunga Bunga.

Divenuto celeberrimo a livello planetario, sinonimo di commistione tra sesso e potere, il Bunga Bunga è ormai un marchio di fabbrica dell’ex premier. La curiosità che ingenera il sapere se le cene fossero eleganti o meno è stata di portata epocale, ha fatto scrivere fiumi di parole. Ruby Rubacuori, soubrettine, dichiarazioni discordanti, soldi, libertà personali e costumi liberi: tutto si intreccia ed ognuno ha il suo parere.

E Canale 5 non si fa sfuggire la ghiotta occasione, piazzando la stoccata con tanto di versione dei fatti di Silvio. Qui il video ripreso da un articolo del Corriere di oggi.

Buon divertimento!

E’ morto Giulio Andreotti: tenetevi stretti eventuali cimeli!

vignetta-andreotti-06-05-2013La notizia farà epoca: oggi 6 maggio 2013 è scomparso Giulio Andreotti, 94 anni.

La lista dei suoi incarichi è lunga come quella delle doglianze degli elettori 5 Stelle per la “questione diaria“: presidente del Consiglio per 7 volte, senatore a vita, 8 volte ministro della Difesa, 5 volte ministro degli Esteri, 3 volte ministro delle Partecipazioni statali, 2 volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell’Industria, una volta ministro del Tesoro, ministro dell’Interno (il più giovane della storia repubblicana), ministro dei Beni culturali e ministro delle Politiche comunitarie.

Sicuramente avranno un’impennata:

1) il prezzo dei cimeli, annessi e connessi della figura di G;

2) i soggetti che lo lapideranno senza conoscerne nulla di più che quello che il film Il Divo non abbia narrato;

3) i politici che vorranno fare a gara ad assomigliargli. Senza riuscirci neanche da lontanissimo.

Un pezzo di Storia italica scompare, nel bene e nel male.

Buon divertimento!

Parlamentari 5 Stelle e diaria: meglio metterla in tasca

BEPPE GRILLOQuando è troppo è troppo! Questo devono aver pensato i parlamentari 5 Stelle, o almeno il 48% dei votanti schieratisi contro la direttiva del duo Grillo-Casaleggio.

Infatti il “comico ed il guru” avevano deciso che la diaria percepita dagli eletti in Parlamento fosse indirizzata non alle tasche degli esponenti 5S ma ad una Onlus a loro scelta.

Ebbene, in una consultazione tenutasi ieri 5 maggio, i parlamentari hanno deciso diversamente, ritenendo che quei bei soldini stiano meglio nel loro conto in banca (o, se non vogliamo pensar male, impiegarli per l’attività politica).

Ricordiamo che la diaria comprende, tra le altre voci, una quota per le spese per i collaboratori e l’attività politica, i rimborsi per i taxi e il telefono.

Così riassume un articolo su Lettera43 (qui):

“E il 48% ha chiesto che le diarie (ossia tutte le voci accessorie) fossero mantenute completamente. E che la restituzione dei soldi non utilizzati  avvenga solo su base volontaria. Tradotto: chi vuole si tiene ‘il resto’, chi invece preferisce può resituirlo o metterlo in un fondo di solidarietà appositamente creato.
LA SOGLIA DEI 5 MILA EURO LORDI. La questione dell’indennità resta comunque aperta. Tutti sembrano concordare sul fatto che il tetto di guadagno mensile (esclusi i rimborsi) debba essere di 2.500 euro. Ma resta da capire come gestire la soglia dei 5 mila euro lordi. Che a detta di alcuni, è una cifra che risente molto della situazione finanziaria personale, ossia dei propri redditi e dei familiari a carico.
Qualcuno chiedeva infatti una rimodulazione. Ma qualcun altro ha fatto già sapere, conti alla mano, che la cosa non è possibile”.

Buon divertimento!

Segretario Pd Piemonte si dimette per mancanza di conterranei nel governo

morgando-03-05-2013Un livello di dimissionismo carpiato.

Dopo quelle sacrosante di Bersani, quelle inattese di Papa Ratzinger, arrivano quelle trascurabili di tal Gianfranco Morgando, segretario del Pd in Piemonte. Allora perché ne parliamo? Per la motivazione delle dimissioni stesse, davvero originale: Morgando si è dimesso per la mancanza di piemontesi nel governo Letta. Sì, avete letto bene.

Nelle ore posteriori alla ufficializzazione della squadra di governo, composta anche dalla criticatissima novella sottosegretaria Michaela Biancofiore (qui sue perle di saggezza recenti) tra i 30 sottosegretari, 10 viceministri e 28 presidenti di commissione, il buon Morgando ha inviato una lettera ai vertici del Pd piemontesi, giudicando questa mancanza di nomine come “un atto di insipienza politica gravissimo, oltreche’ un oltraggio alla nostra dignita’ ed al nostro impegno di questi anni”. Ed ha lasciato la carica.

Spesso ci si lamenta che alcuni soggetti siano attaccati alla poltrona. Ora c’è una nuova aria che porta alle dimissioni creative e per il minimo soffio di vento.

Il tuo pizzaiolo è chiuso per lutto? DIMETTITI! Il gatto non ti ha fatto le fusa a letto? DIMETTITI! Vuoi dimetterti? DIMETTITI per il solo gusto di farlo!

Dimettiti perché fa tanto figo (e fa parlare di te su tutti i quotidiani nazionali… quando ti ricapita?).

Buon divertimento!

Rivoluzione Civile si scioglie ufficialmente. Ora nuovi, inutili partitini per tutti!

rivoluzione-civile-chiude-02-05-2013

Rivoluzione Civile chiude ufficialmente i battenti: ne danno il triste annuncio Ingroia, Angelo Bonelli (Verdi), Luigi De Magistris (Movimento Arancione), Oliviero Diliberto (Pdci), Antonio Di Pietro (Idv), Paolo Ferrero (Prc) e Leoluca Orlando (Rete2018).E nonostante sul sito ci sia ancora l’invito a versare soldini tramite Paypal: “aiutaci a sostenere la rivoluzione”!

Il (come si dice in questi casi) laconico comunicato recita “I soggetti che hanno dato vita a Rivoluzione Civile hanno deciso all’unanimità di considerare conclusa questa esperienza”.

Come dar torto ai fondatori ed affondatori della rivoluzione? Il magro bottino elettorale, 2,25% alla Camera – circa 765mila voti – e 1,79% al Senato – 549mila preferenze -, ha suggerito di cambiare aria alla allegra combriccola.

Al povero Ingroia, poi, è andata davvero male, costretto a metter radici nel profondissimo nord, Aosta, per continuare ad esercitare a suo modo la nobile arte del magistrato.

La domanda che resta sospesa a mezz’aria, come un sottile olezzo di stalla, è la seguente: ma questi simpatici personaggi, quasi fumetti, non traggono mai le conseguenze del loro fallimento? Il furbetto magistrato Antonio aveva il “paracadute lavorativo”, gli altri, lungi dall’esser stati mai utili alla benché minima attività politico-amministrativa (chi più chi meno), continueranno all’infinito a rappresentare 100 elettori a testa, a fondare e sfondare sigle, bandierine, movimenti e rivoluzioni immaginifiche. Ed a drenare soldi pubblici in nome di una democrazia dell’ultra rappresentanza inutile e più volte, con chiarezza, giudicata un fallimento dai votanti.

Ingroia, De Magistris, Diliberto & co.: FATEVENE UNA RAGIONE, NON VI VOTA NESSUNO.

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Gasparri, il dito medio e Paolo Toscano

Il senatore Maurizio Gasparri, uno dei “veterani” della politica italica, pochi giorni fa si è fatto sfuggire un gesto giudicato almeno molto poco signorile, per molti di istigazione alla reazione violenta: un bel dito medio alzato alla folla davanti a Palazzo Chigi.

La cosa ha fatto molto discutere, anche se non è la prima volta che un politico si “lascia andare” (ricordate ad esempio la sua amica Santanchè?). Piuttosto il suo non giustificarsi, anzi rilanciare la legittimità dell’azione – “Riproporrei anche ora il gestaccio che ho fatto nei giorni scorsi all’indirizzo dei manifestanti pro Rodotà che mi offendevano”, ha dichiarato l’onorevole -, ha scatenato un putiferio sulla sua pagina Facebook. A maggior ragione perchè Maurizio nostro si è sempre speso per stigmatizzare la violenza, anche verbale.

Sul social network, dopo molti interventi, dagli sdegnati agli offensivi, è stata la volta del carabiniere Paolo Toscano, che ha scritto: “Sono un Carabiniere con 28 anni di servizio. Il dito medio che ha fieramente esibito alla folla pochi giorni fa è la vera istigazione alla violenza che lei attribuisce sempre ad altri. Quell’immagine mi fa vergognare che lei sia italiano. I veri Italiani sono un’altra cosa! App.s. TOSCANO Paolo”.

Paolo-Toscani-30-04-2013

Da quel momento in poi c’è stata una rincorsa a copiare ed incollare l’intervento di Toscano sotto ogni post di Gasparri, rendendo la pagina una replica infinita del messaggio originale.

Il web, con tutti i limiti che ha (specie nella rappresentatività democratica), non perdona ancora una volta l’incoerenza e la strafottenza.

Buon divertimento!

Sondaggio: cdx al 33%, csx al 27,5%. Quanto durerà il governo Letta?

Il governo di Enrico Letta ha giurato: con un buon numero di donne tra i ministri, oltre che una sostanziale spartizione tra Pdl, Pd e Lista Civica, lo “staff” è al completo. Già oggi ci sarà il test della fiducia in Parlamento, pratica scontata ma non troppo.

Le priorità sono note, sempre le solite ed irrisolte: lavoro, coesione sociale, futuro dei giovani, ruolo della finanza.

La durata di questo esecutivo, come di tutti gli altri, è strettamente legata a quanto riesce a fare. Ovviamente, però, non solo dalla fattualità dipende la vita lunga o meno: la nuova coalizione Pdl, Pd e Lista Civica, seppure a più alto tasso politico del governo di Mario Monti, è comunque cosa fragile.

Se poi si butta un occhio ai sondaggi, ci si accorge di quanto stiano mutando i rapporti di forza. L’istituto Piepoli (qui sul sito Termometro Politico) stima che oggi il Partito Democratico si fermerebbe ad un 21,5% (coalizione di centrosinistra al 27,5%), mentre il Popolo delle Libertà arriverebbe al 25% (coalizione di centrodestra al 33%).

sondaggio-piepoli-29-04-2013

Tra gli scontenti del Pd, l’instabile Berlusconi, Renzi che scalcia e poi ritratta, le insidie sono molte. Più di uno, passato giusto qualche mese, potrebbe pensar bene di raccogliere i frutti elettorali giocando la carta dell’impossibilità di accettare provveddimenti del governo Letta. Silvio sarai tu? Staremo a vedere.

Buon divertimento!

Enrico Letta, a 46 anni il terzo più giovane (quasi) premier di sempre. La lista per età degli altri presidenti della storia

enrico-letta-24-04-2013Ripreso dal Corriere della Sera, articolo di Matteo Cruccu.

Il terzo premier più giovane della Repubblica: da quando esiste, tale sarebbe lo status anagrafico di Enrico Letta, di suo già abituato a intascare record di precocità ( fu il più giovane ministro di sempre, alle politiche Comunitarie nel ’98 col governo d’Alema).

[...] Eccovi la lista completa dei presidenti del Consiglio (al primo incarico) dal più giovane al più anziano”.

1) Giovanni Goria 43 anni: 1987
2) Amintore Fanfani 45 anni: 1954
3) Enrico Letta (premier incaricato) 46 anni: 2013
4) Aldo Moro 47 anni: 1963
5) Bettino Craxi 49 anni e cinque mesi: 1983
6) Massimo D’Alema 49 anni e sei mesi: 1998
7) Emilio Colombo 50 anni: 1970
8) Francesco Cossiga 51 anni e 9 giorni: 1979
9) Giuseppe Pella 51 anni e tre mesi: 1953
10) Mario Scelba 52 anni: 1954
11) Giulio Andreotti 53 anni e un mese: 1972
12) Mariano Rumor 53 anni e cinque mesi: 1968
13) Giuliano Amato 54 anni e un mese: 1992
14) Giovanni Leone 54 anni e sette mesi: 1963
15) Arnaldo Forlani 54 anni e dieci mesi:198o
16) Giovanni Spadolini 56 anni e sette giorni: 1981
17) Romano Prodi 56 anni e nove mesi: 1996
18) Silvio Berlusconi 57 anni: 1994
19) Fernando Tambroni 58 anni: 1960
20) Ciriaco De Mita 60 anni: 1988
21) Lamberto Dini 63 anni: 1994
22) Antonio Segni 64 anni: 1955
23) Alcide De Gasperi 65 anni : 1946
24) Mario Monti 68 anni: 2011
25) Adone Zoli 69 anni: 1957
26) Carlo Azeglio Ciampi 72 anni: 1993

Il ricatto a Giorgio Napolitano: un nuovo livello d’abisso della politica

Giorgio-Napolitano-ricandidatura-20-04-2013Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica in scadenza di mandato, ha dato il suo assenso ad una propria ricandidatura.

In una situazione ingarbugliata come quella della elezione del nuovo Capo di Stato, i partiti stanno dando una prova di loro sempre più sconfortante e nauseabonda.

Stavolta è il Pd ad aprire nuovi scenari da horror.

Le ultime tappe: dopo aver bruciato i nomi di Franco Marini e di Romano Prodi, Bersani ha dichiarato di volersi dimettere. Completamente in preda al panico, sia Bersani che Berlusconi si sono appellati al Re Giorgio, un anziano signore di 88 anni che più volte si era detto stanco e voglioso di ritirarsi.

Invece Giorgio Napolitano ha detto sì, ha acconsentito a farsi rieleggere. Un ricatto puro fatto ad un uomo dalla statura così superiore rispetto a tutti gli altri che quasi ci si stupisce che esista.

Il gigante Napolitano forse verrà rieletto, forse questo aiuterà a risolvere lo stallo attuale. Ma qualsiasi cosa succeda, rieleggere Napolitano è la scelta sbagliata perchè forzata.

E pensare che i nomi non mancherebbero, ad iniziare dalla Cancellieri (ma il votare una donna al Quirinale no, eh?! Se ne era parlato ma poi nessuno ne ha saputo più nulla).

Un 90enne che controvoglia torna a fare il Presidente è una immagine più eloquente di mille parole, è lo specchio di un Paese che non riesce a ritrovarsi e che, con tutta la buona volontà delle generazioni nate negli anni ’80 e ’90, non risorgerà presto.

Buon divertimento (ma fino ad un certo punto).

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