Non c’è che dire: la combattività del Senatur è ancora alta. Ma stavolta, a dire il vero negli ultimi mesi, le cose sembra siano cambiate.
Il malpancismo interno alla Lega Nord ormai non stupisce nessuno. L’ex ministro Maroni e l’Umbertone hanno pubblicamente messo su scenette da grandi amici, ma tutti sanno che la questione è solo rimandata (vi ricordate questo?).
E allora il nostro Bossi torna a prendersela con il suo ex alleato Silvio, reo di continuar a tenere in vita il governo Monti. Dovrebbe lasciarlo cadere, pena il mancato appoggio in regione Lombardia al presidentissimo Formigoni.
Minacce vere o presunte, quel che è certo è che anche in Veneto ed in Piemonte Pdl e Lega governano insieme. Che succederà se la rottura avvenisse al Pirellone? Sarebbe impossibile far finta di nulla. Ma Bossi si mostra sicuro ed afferma: “non abbiamo paura di andare soli al voto, vinciamo comunque. Io sono l’unico a non guardare i sondaggi, vado a naso”.
A volte, però, il naso non basta e la “vincita sicura” è difficile se hai “solo” il 25% dei voti.
Il discutere del taglio dello stipendio dei parlamentari sta diventando una peculiarità italiana, un po’ come parlare di pizza e mandolino. Perchè noi non siamo un paese normale, noi non possiamo affrontare la situazione in tempi umani, non riusciamo a mettere un punto ad una questione relativamente semplice.
L’ennesimo capitolo di una saga infinita è di poche ore fa: a palazzo Chigi una lista, rigorosamente segreta, di onorevoli presenta un ricorso contro il taglio dei vitalizi a… loro stessi.
Da Daw-blog: “L’elenco è top secret, “perché altrimenti scoppierebbe subito una polemica”, fa sapere il presidente del Consiglio di giurisdizione di Montecitorio (organismo che decide tutte le controversie interne), il finiano Giuseppe Consolo: “La lista è protetta, e non so come la notizia sia uscita sui giornali. Comunque i firmatari sarebbero una ventina, ma altri si stanno aggiungendo”, fa sapere l’avvocato prestato alla politica.”
La ciccia sta nel non voler presentare le ricevute delle spese e nel voler mantenere l’attuale forfait di 3.690 euro al mese (che siano spesi o meno non fa differenza).
Ricevute? Ma che cos’è questa brutta parola? Pensare che a Cortina non ne avevano mai sentito parlare. Ora, d’improvviso, le pretendiamo dai parlamentari? Dai, siamo seri.
Paginate intere, fiumi di inchiostro digitale, audio in libertà.
De Falco che sta facendo riscoprire all’Italia il valore della normalità, del lavoro onesto, a volte duro, fatto con il cuore.
Twitter che consacra l’hastag “#vadaabordocazzo” (e c’è da giurare che sarà il titolo del film che sicuramente se ne trarrà, di qui ad un paio d’anni).
In tutto ciò la situazione economica dell’Italia, e dell’Europa tutta, sembra essere stata messa tra parentesi per una manciata di ore. Almeno dalla pubblica opinione, ma non dalla cancelliera tedesca Merkel che, forte di una economia ancora in forma, ci fa sapere che “l’Italiapuò farcela da sola” (qui sul Corriere).
Ce la possiamo fare? Ammettiamo che un minimo d’impegno lo stiamo profondendo. Ma né con santi, navigatori ed eroi alla De Falco ce la possiamo cavare se non si prende atto che il problema è dell’intero continente: chiedere a Sarkozy per ulteriori informazioni.
Ci sarà lo zampino di Berlusconi (appena intravisto dal sottoscritto dall’argentiere di fiducia)? Molti vociferano che Silvio abbia passato lunghe ore al telefono per convincere l’ex alleato Umberto Bossi ed alcuni deputati leghisti.
Quel che è certo è che Cosentino non finirà in galera. La spaccatura interna al partito secessionista ha avuto il clamoroso (ma non troppo) effetto di non far raggiungere il numero sufficiente a concedere la custodia cautelare. Maroni ha subito dichiarato che gli elettori non capiranno, ma che non c’è nessun disaccordo con il Senatur. Non si direbbe.
Nella foto il deputato campano abbraccia l’on. Papa, lui sì dimagrito per la galera (forse elargita con una decisione un po’ affrettata?).
Il Teatrino che a seconda del momento, della convenienza e dell’aria che tira, cambia le sue decisioni. Specie se il caro Silvio ci mette la coda e se si può non assumersene la responsabilità, schermati dal voto segreto.
Oh, finalmente dei leader internazionali di peso disposti a prendersi poco sul serio!
Ieri a Caracas il duo (non inedito) Hugo Chavez/Mahmoud Ahmadinejadha dato un po’ di spettacolo. Nella loro conferenza stampa congiunta, hanno riso e scherzato, come due vecchi compagni di bevute, facendo dell’ilarità su un argomentino leggero leggero: l’atomica.
“In conferenza stampa il presidente venezuelano ha annunciato che una bomba atomica era pronta ad emergere da sotto una collinetta situata di fronte al palazzo presidenziale Miraflores di Caracas. «Quella collina si aprirà e uscirà una grande bomba nucleare», ha dichiarato il leader venezuelano, suscitando l’ilarità di Ahmadinejad. E poi ha aggiunto: «I portavoce degli imperialisti sostengono che Io e Ahmadinejad stiamo andando ora nei sotterranei di Miraflores per prendere la mira contro Washington e lanciare missili. Tutto ciò è ridicolo»” (articolo del Corriere).
Vuoi vedere che, per continuare lo scherzetto, il buon Obama manda uno stormo di bombardieri nella capitale venezuelana?
In tempo di serietà – si parla quasi esclusivamente di tasse, economia ed affini -, ci pensa Aldo Grasso a ricordarci che nel nostro Teatrino ancora si aggirano indisturbati figuri come il leghista Calderoli. Dopo la polemica sul cenone del premier Monti (ne parlammo qui), al nostro eroe sarà dedicato un piccolo libricino dalsoave titolo “Padania maiala”.
Sul Corriere ne scrive così:
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“Se vivessimo in un Paese normale, dopo la sparata sui presunti bagordi di Palazzo Chigi consumati a Capodanno dal presidente Mario Monti, il poco onorevole Roberto Calderoli avrebbe dovuto chiedere scusa. Invece si è incarognito: vuole una risposta in sede istituzionale perché Monti fa troppo il maestrino. [...]
Non contento delle gesta del Trota, il cerchio magico del Capo – l’inner circle di Gemonio – sta preparando per la prossima festa dell’ampolla un’antologia di interventi calderoliani. Titolo provvisorio: «Padania maiala». Come molti ricorderanno, nel 2007 Calderoli inveì contro la costruzione di una moschea a Bologna: «Metto a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire, come a suo tempo feci in quel di Lodi». Tra l’altro, Calderoli è anche l’ideatore dell’attuale legge elettorale, il «Porcellum», poi definita dallo stesso «una porcata». È una legge di natura: il pomo più bello va in bocca al porcello. [...]
Dopo i maiali, l’altra ossessione del poco onorevole sono i gay. Una delle sue frasi preferite è questa: «La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni!». Già, il buon gusto: «Dare il voto agli extracomunitari? Un Paese civile non può fare votare dei bingo-bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi». Il libro sarà la ricognizione puntuale del «piccolo mondo mostruoso» in cui abitiamo e verrà presentato a Monza, nella ex succursale del ministro semplificato Calderoli.”
C’era una volta la politica, quella vera. O forse non c’era mai stata. In ogni caso non importava a nessuno. Ciò che interessava era lo svago, il diletto, la ricerca di un po’ di sano gossip.
Dunque le vacanze appena trascorse, e non ancora finite per i parlamentari (rientreranno solo martedì 10), sono state caratterizzate da due epocali polemiche:
1) il party-non-party di Monti, cenone di Capodanno su cui l’ex ministro Calderoli ha scagliato i suoi anatemi anti-sprechi. Il premier-professor-senator-gran-visir ha risposto in perfetto stile british (cioè con una infinita dose di sacrosanta paraculagine): leggete qui il testo (sito ufficiale del Governo), non ve ne pentirete!
2) Le vacanze alle Maldive di alcuni esponenti politici di spicco: Schifani, Casini e Rutelli. Quest’ultimo, incontrato dal Teatrino ieri al famoso bar “La Caffettiera”, in piazza di Pietra a Roma, non sembrava più abbronzato del solito, neanche più rilassato. E sfidiamo, su entrambi i fronti, durante il resto dell’anno è assolutamente imbattibile. Qui l’articolo del Corriere sulle “vacanze dello scandalo”.
Il lavoro logora chi non ce l’ha? Trovatene uno serio allora.
Non è certo una novità: l’ex ministro dell’economia Giulietto Tremonti è sempre stato vicino al partito secessionista del Senatur. Ma una volta c’era il nostro caro Silvio, che tutto teneva sotto controllo. Ora che le alleanze sono andate a farsi benedire (forse, ne parliamo qui), la dichiarazione tagliente trova libero sfogo.
Così Bossi, dal ristorante Luna di Bolzano (sempre location istituzionali per dichiarazioni importanti, eh!?), ci tiene a far sapere che Tremonti «entrerà nella Lega». Che, inoltre, il credito di cui gode all’estero è ottimo, a differenza del suo ex amico Berlusconi, che sarebbe colpevole di stare «lì buono come una pecorella» (non Gaetano, n.d.a.).
Specie durante o nell’imminenza di periodi vacanzieri, l’Umberto dà il meglio di sé, esternando a più non posso, “tanto-poi-chi-se-ne-ricorda”. Ricordiamo estati scandite da dito medio, vaffa, chiamate alle armi per la secessione, sproloqui assortiti. Meno male che la pausa natalizia è breve.
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Dunque, anno difficile, almeno abbiamo avuto il Teatrino sempre vispo a tenerci compagnia.
Buone Feste a tutti quelli che ci hanno seguito e che ci seguiranno, Bossi compreso.
“Karima El Marhoug, in arte Ruby Rubacuori e’ diventata mamma. Alle 7 di questa mattina, all’Ospedale Villa Scassi di Genova, la bella marocchina al centro delle inchieste sui presunti festini nella villa dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha partorito Sofia Aida Risso.
La piccola pesa tre chili e 560 grammi e, fa sapere il compagno genovese della giovane, ‘sta bene come la mamma’. ‘La mia felicita’ – aggiunge Risso – e’ indescrivibile’. (ANSA)”
Una nuova carrellata di immagini del fu governo del Bunga Bunga. Quando eravamo giovani e belli, ci divertivamo e non pensavamo allo spread. Sembra passato un secolo…
Ci siamo accorti che ultimamente ci soffermiamo un tantinello troppo sulla politica nostrana. Ma i teatrini sono fiorenti ovunque nel mondo.
Allora oggi ci va di proporvi la storia della “portaerei usata” dei cinesi. Il paese con gli occhi a mandorla ha varato la sua prima nave del genere, facendo seguito ad un piano di più ampio respiro che li porterà nel lungo termine a disporre di una trentina di unità da guerra, comprese altre due portaerei (di cui una, per la gioia di tutti, nucleare).
La prima unità varata, però, è usata: acquistata nel 1998 dall’Ucraina, ha subito un pesante ammodernamento, caricandosi di nuova tecnologia (made in China, ovviamente). La vedete qui a lato.
Scarsità di fondi per una nave nuova? Non si direbbe, vista la volontà di espandere le basi navali a tutto il “circondario”, con disponibilità persino delle Seychelles a concedere spazi d’attracco per i cinesi. Ufficialmente per combattere la pirateria…
In questi tempi di tasse e sacrifici, perchè non distrarsi un po’? Lo facciamo con il lato hot della politica, forse il più serio dell’intero Teatrino…
Buon divertimento!
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Ripreso da Pane&Politica (www.panepolitica.it) – grazie all’autore Mario Grasso.
Starlette, madrine, soubrette, veline, sexystar. Chiamatele come vi pare ma fanno parte del grande teatro della politica. L’ultima comparsata di Sara Tommasi, contro il signoraggio bancario, ha fatto sicuramente discutere [...].
La storia politico-televisiva del Belpaese è ricca [...]. Come non partire da un piccolo siparietto capitato nel 2000 all’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Anna Falchi. Durante una puntata di Porta a porta, a telecamere spente, la Falchi si lascia andare con una “mossa” del bacino chiedendo al Cavaliere se gli piaceva anche il suo, mentre lui parlava di grandi opere di collegamento dei bacini fluviali.
Ma i colpi di teatro non finiscono qui. Clarissa Burt, modella americana e donna di spettacolo, dopo l’attentato alle torri gemelle del 2001 va sempre nel salotto di Bruno Vespa tentando a sorpresa di far indossare il burqa alle onorevoli Melandri e Mussolini. Ancora nel 2001, e come ogni anno, durante la sfilata romana del Gay Pride, appaiono tre madrine d’eccezione: Ambra Angiolini, Mara Venier e Maria Grazia Cucinotta. Quest’ultima contestata poiché, secondo alcune lesbiche, rappresenta un’icona maschile.
[...] Miss Padania, Umberto Bossi e la gara di bellezza della Lega nord. Durante la serata finale compare il leader del Carroccio e non può mancare il rito di fertilità: un suo autografo sul seno di una Miss.
Ma l’atmosfera si fa ancora più calda con l’arrivo delle pornostar. [...] Storica l’elezione, nel 1987 alla Camera dei deputati di Ilona Staller, al secolo Cicciolina, nel Partito Radicale.
Candidata a Sindaco per le amministrative di Monza 2012, insieme alla collega Milly D’Abbraccio, Cicciolina non è l’unica che ha portato un vento hard di cambiamento alla politica italiana.
Jessica Rizzo ha organizzato girotondi contro la pornotax [...], Jessica Massaro ha preferito farsi verniciare da mucca, nuda, a Montecitorio partecipando al sit-in organizzato dagli allevatori. Jessica Gaile, con Valentina Demy e Rossana Doll hanno messo le tute bianche dei Disobbedienti prima del Genoa Social Forum.
Anche in questo caso, gli esempi potrebbero allungare la lista delle donne “su e giù dal palco” della politica spettacolarizzata. Probabilmente, attrici porno, starlette, soubrette, attrici, miss e madrine hanno voglia di rivendicare una specie di impegno civico atto al riconoscimento pubblico e far sentire la propria voce nel flusso continuo del dibattito politico odierno.
Dopo aver assistito alla gara per “il-parlamentare-che-si-lamenta-di-più” (qui le esternazioni degli on. Mussolini, Stiffoni, dell’ex pres. del Consiglio Amato. Ci fermiamo qui…) per ora il taglio degli stipendi è stato accantonato.
Riprendiamo da Daw-blog:
“Era ovvio, non poteva che finire così. Da giorni, ormai, l’intera casta, senza distinzione di colore, si era scatenata contro i tagli dei loro stipendi e privilegi. Ma diciamo la verità: è stato tutto un gioco delle parti. Ci hanno preso in giro, niente di più e niente di meno.
Perchè? Semplice. I tagli agli stipendi non erano e non sono di competenza del governo (come stabilito in manovra), ma del Parlamento. Possibile che Monti, un intero governo e pure il Quirinale non lo sapessero? No, non è possibile.
Ma per giorni hanno offerto al Paese questo inutile teatrino. Il motivo? Semplicissimo: evitare di parlare del resto dei provvedimenti della manovra. Delle lacrime (quelle vere) e del sangue. Oggi il gioco è finito, all’ultimo minuto utile il governo si è ricordato di cambiare quella norma. Nessun taglio ai parlamentari. La casta è salva. Noi un po’ meno. Come prima, più di prima.”
Costato la modica cifra di 36 milioni di euro, dopo essere stato posticciamente inagurato nel 2007, l’aeroporto di Comiso, (Ragusa) è rimasto così, brutto ed inutile, fino ad oggi. Quando, finalmente, il sindaco Giuseppe Alfano (mmm, dove ho già sentito questo cognome… boh!) ha pensato bene di riciclarlo: pista privata per baldi possessori di Ferrari. Amici suoi.
In un venerdì di palazzi della politica romana deserti, si discute ancora sulle misure che il governo Monti (come primo atto di una serie, c’è da esserne certi) ha in mente di varare. Tralasciando la bagarre su pensioni, Ici/Imu ed altre bazzecole simili, vogliamo un attimo riportare il focus sui tagli.
Se è pur vero che la democrazia ha un costo, e che ognuno ne paga volentieri la sua parte ove questa sia una (almeno parziale) assicurazione di libertà, è altrettanto palese che di spese da ridurre ce ne sono a iosa.
Per riprendere un passaggio dell’articolo di un paio di giorni fa di Rizzo e Stella – il duo di specialisti anti-casta, anche al limite della noia a volte -, possiamo leggere:
“Secondo l’istituto Bruno Leoni per mantenere il Parlamento ogni cittadino italiano spende 26,33 euro, contro 13,60 di un francese, 10,19 di un britannico, 5,10 di un americano. [...] A Montecitorio e Palazzo Madama c’è un tesoretto accumulato fra avanzi di amministrazione e fondi «di solidarietà» che si aggira sui 700 milioni di euro. Con la crisi che c’è, rompano quel loro «salvadanaio».
La presidenza del Consiglio è arrivata a occupare 20 sedi in un progressivo gigantismo che ha ridicolizzato le promesse di asciugare l’apparato che oggi occupa circa 4.600 persone: più del triplo del Cabinet office, la corrispondente struttura del Regno Unito. Per farlo, però, è fondamentale una norma che riporti la presidenza del Consiglio sotto la Ragioneria generale dello Stato, com’era fino al 1999 (senza rischi né umiliazioni per la democrazia…) prima che D’Alema rivendicasse l’autonomia finanziaria.” (Evviva D’Alema. Ma una cosa buona l’ha fatta nella vita?)
Ogni tanto ci piace ricordare che, qualora si volesse, si potrebbe. Ma si vuole?
Visto che a Roma sono diventati inaspettatamente, inusitatamente, insostenibilmente seri e morigerati, il malaffare sembra aver fatto le valigie ed essersi trasferito altrove: a Milano.
Nella città dei Navigli, a cadenza quotidiana, si scoprono nuove vicende di corruzione. Mazzette che vanno e vengono, a volte, per stare più comode, vanno direttamente in ascensore. E’ infatti fresca la notizia che un geometra del comune è stato scoperto proprio mentre era in ascensore in compagnia di simpatici mille euro (presi per non far chiudere un negozio in via della Spiga). Nell’articolo del Corriere che racconta il fatto si legge: “«Geometra – gli hanno detto i carabinieri nel tardo pomeriggio di ieri – venga con noi…». E lui, Gianluca Carta, funzionario dell’urbanistica del Comune di Milano, s’è afflosciato come una palla bucata”.
Se anche un impiegato, il Fantozzi del terzo millennio, intasca la sua bella tangente, il dubbio che l’ingranaggio sia oliato da cento, mille, infinite situazioni simile un po’ ci viene.
L’uomo è sempre umano: debole, corruttibile, un po’ “geometra-del-comune”.